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Perchè un nuovo PUNTO G – 10 anni dopo, a Genova – Giugno 2011

Dieci anni fa, dal 15 al 16 giugno 2001, a Genova a Palazzo San Giorgio la rete delle donne (che allora era riunita sotto la sigla Marcia mondiale delle donne) aprì le iniziative politiche del Genova Social Forum con due giorni di dibattiti e una manifestazione-happening per le vie della città dal titolo Punto G: Genere e Globalizzazione – Per una società di donne e uomini equa, solidale, pacifica e democratica.

Scegliemmo di farla un mese prima della riunione dei G8 – che si sarebbe tenuta a luglio nel capoluogo ligure – per avere più tempo per approfondire in modo inedito l’impatto della globalizzazione sulle vite delle donne a livello planetario e per segnare con l’ottica di genere la lotta contro gli effetti del neoliberismo economico e politico.

Le oltre 1000 donne che hanno partecipato a Punto G, in rappresentanza di oltre 140 gruppi femministi nazionali e internazionali, aderirono sulla base di una Carta di intenti che, riletta oggi, risulta sorprendentemente profetica. In essa si esprimeva preoccupazione per la riduzione degli spazi pubblici garantiti dalla Costituzione alle cittadine e ai cittadini, per il proliferare di sessismo e razzismo, per le ingerenze dei fondamentalismi religiosi, per la riduzione della libertà nelle scelte riproduttive e sessuali, per l’inquinamento del pianeta, per le violenze e le molestie in famiglia, a scuola e sul lavoro, per una politica economica iniqua, per la distruzione dello stato sociale, per le guerre dimenticate, per il crescente militarismo.

Si contrapponeva a tutto questo una visione globale opposta: si ragionava su una diversa economia, basata sulla soddisfazione dei bisogni e non sul profitto, che riconoscesse l’intreccio indissolubile tra la sfera produttiva e quella riproduttiva, sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, nativi e migranti, si sosteneva la necessità di una cittadinanza europea basata sulla residenza e non sulla nazionalità.

Si prendeva spunto dall’assise femminista delle Ong di Pechino del 1995, e si affermava che le donne avrebbero lottato affinché il mondo non fosse in vendita, così come il corpo femminile non fosse più sfruttato, offeso, violato, mercificato, negato.

Oggi, a distanza di 10 anni, le previsioni, le paure, le ragioni di allora sono ancora più evidenti.

Cogliendo spunto dai 10 anni trascorsi e anche in rete con i movimenti misti con i quali molte di noi lavorano in spirito di collaborazione per la costruzione di momenti collettivi che da giugno a luglio 2011 popolino Genova con la politica del cambiamento, della speranza e dei diritti

proponiamo

a tutte coloro che da quei giorni non hanno mai smesso di portare avanti le ragioni di allora, e a tutte  coloro che, pur non avendo partecipato a quelle elaborazioni, ogni giorno costruiscono elementi di un mondo diverso con le loro lotte e le loro pratiche

di costruire assieme un nuovo Punto G Genova a giugno 2011.

Vorremmo, a 10 anni di distanza, rincontrarci a Genova a giugno 2011 riprendendo il filo di Punto G, perché siamo state cambiate, oltre dagli eventi successivi, anche da quell’incontro, che ha consegnato a molte la responsabilità di costruire futuro migliore anche per chi non c’era.

Per usare le parole di Robin Morgan:

“Noi siamo le donne che sanno che tutte le questioni ci riguardano, che reclamano il loro sapere, reinventeranno il loro domani, discuteranno e ridefiniranno ogni cosa, incluso il potere.

Sono decenni ormai che lavoriamo a dar nome ai dettagli del nostro bisogno, rabbia, speranza, visione. Abbiamo rotto il nostro silenzio, esaurito la nostra pazienza. Siamo stanche di enumerare le nostre sofferenze – per intrattenere o essere semplicemente ignorate. Ne abbiamo  abbastanza di parole vaghe e attese concrete; abbiamo fame d’azione, dignità, gioia. Intendiamo fare di meglio che resistere e sopravvivere.

Hanno tentato di negarci, definirci, piegarci, denunciarci; ci hanno messe in prigione, ridotte in schiavitù, esiliate, stuprate, picchiate, bruciate, asfissiate, seppellite – e ci hanno annoiate.

Ma niente, neppure l’offerta di salvare il loro agonizzante sistema, ci può trattenere.

Per migliaia di anni le donne hanno avuto responsabilità senza potere, mentre gli uomini avevano potere senza responsabilità. Agli uomini che accettano il rischio di esserci fratelli offriamo un equilibrio, un futuro, una mano. Ma con loro o senza di loro, noi andremo avanti.

Perché noi siamo le Antiche, l’Essere Nuovo, le Native venute per prime e rimaste, indigene come nessuno. Siamo la bambina dello Zambia, la nonna della Birmania, le donne del Salvador e dell’Afghanistan, della Finlandia e di Fiji. Siamo canto di balena e foresta pluviale; l’onda sommersa del mare che monta, immensa, a spezzare in mille frammenti il vetro del potere. Siamo le perdute e le disprezzate che, piangendo, avanzano nella luce.

Questo noi siamo. Siamo intensità e energia. Siamo i popoli del mondo che parlano – che non aspetteranno più e non possono essere fermati.

Siamo sospese sull’orlo del millennio: alle spalle la rovina, davanti nessuna mappa, il sapore della paura acuto sulle nostre lingue. Eppure faremo il salto. L’esercizio dell’immaginazione è un atto di creazione. L’atto di creazione è un esercizio della volontà.

Tutto questo è politica. È possibile.

Pane. Un cielo pulito. Pace vera. La voce di una donna che canta chissà dove, melodia che spira come fumo dai falò campestri. Congedato l’esercito, abbondante il raccolto. Rimarginata la ferita, voluto il bambino, liberato il prigioniero, onorata l’integrità del corpo, ricambiato l’amante. Magico talento di trasformare i segni in significato. Uguale, giusto e riconosciuto il lavoro. Piacere nella sfida che porta, concordi, a risolvere i problemi. La mano che si alza solo nel saluto. Interni – dei cuori, delle case, dei paesi – così solidi e sicuri da rendere finalmente superflua la sicurezza dei confini. E ovunque risate, sollecitudine, festa, danze, contentezza. Un paradiso umile, terrestre, ora.

Noi lo renderemo reale, nostro, disponibile. Noi disegneremo la politica, la storia, la pace. Il miracolo è pronto. Credeteci. Siamo le donne che trasformeranno il mondo”.

PER ADERIRE mandare una mail a monica.lanfranco@gmail.com

Appel et invitation pour parteciper au parcours


Pourquoi un nouveau “Point G : Gene-Genre-Globasation”?

À Gênes, 10 ans apres : Juin 2001/Juin 2011

À Gênes, au Palais Palais San Giorgio, il y a 10 ans, le reseau des femmes (reunies sous  le symbole de la Marche Mondiale des Femmes) à ouvert les initiatives politiques du Gênes Social Forum avec deux jours des debats, des seminaires et d’une manifestation/happening dans la vieille ville pres du  port. Le titre des initiatives à eté “Point G: Genre et Globalisation: Pour une societé ,des femme et des hommes, juste, solidaire, pacifique et democratique”.

L’initiative à eté realisè un mois avant la reunion internationale du G8 (tenue en juillet à Gênes) pour avoir le temp d’approfondir, avec une nouvelle façon, l’impact de la globalisation sur la vie des femmes, au niveau du planete, et pour signer, avec un regard de gendre feminin, la lutte contre les effects du neoliberalisme  economique et politique.

Plus d’un millier de femmes ont participé au Point G, en representance de plus de 140 groups feministes nationaux et internationaux. Toutes les femmes ont pris en charge une “Charte d’Intentions” qu’elle à etè prophetique: les femmes ont exprimè plein des preoccupations sur la reduction des espaces democratiques garantis par la costitutution, sur la proliferation du sexisme e du racisme, sur l’interférence  de l’integrisme religeux dans les affaire d’Etat, sur la reduction de la libertè  sexuelle et reproductive, sur la pollution de l’environnement, sur le violences faites aux femmes, sur la politique economique injuste et inegal, sur la destruction  du welfare public,  sur les guerres oublièes et sur  la croissance du  militarisme.

Les femmes  participant au Point G ont proposè une vision globale differente, elles ont motivè  un modele economique different basè sur la satisfaction du besoin et pas sur le profit, un model capable de tenir ensemble le travail productif et reproductif, un modelè structurè sur les droits des travailleuses et des travailleurs (sois eux authocstones ou migrantes) et sur la dimension europeenne de la citoyennitè.

Point G à pris en consideration la reunion feminist des Ong a PeKin (1995)  qui à t’il affirmèe le desire des femmes a lutter contre la vente du planet  et contre l’exploitation, la violence, l’outrage, la negation, la marchandisation du corp des femmes.

Aujourd’hui, 10 ans après, celles  previsions, celles peurs, celles  raisons  sont encore plus evidentes.

Tout ça dit ,  en utilisant cette anniversaire pour la construction, les mois des  juin et juillet 2011,  des initiatives  politiques à  Gênes , ensemble aux reseaux du moviment mixte,

nous proposons

aux femmes qui ont continuèe a travailler sur cettes  thematiques  et  aux femmes que, tous les jours, sont engagèe a costruire, avec la lutte et l’action,  les morceaux d’un monde different

la construction d’un nouveau “Point G”  en Juin  2011 à Gênes

Nous avons le desire, 10 ans apres, d’un rendez-vous à Gênes pour reprendre le fil du “Point G 2001”.

Le Point G et les evenements successives  ont changèes nous même et nous pensons d’avoir la responsabilitè de continuer sur cette route pour costruire un avenir different  pour toutes et pour tous.

En utilisant les mots de Robin Morgan nous disons:

“Nous sommes les femmes qui pensent que toutes les questoins nous nous concernent, les femmes que insistent sur leurs connaissances, les femmes que reinventent leur avenir, les femmes que veulent discuter et redefinir toutes les choses, le pouvoir aussi.

Nous travaillons depuis plusieurs annèes pour donner un nom aux details de notre besoin, de notre colere, espoir, vision.

Nous avons brisèe le silence, nous avons finì notre patience. Nous sommes fatiguèès de enumerer notres souffrances pour entretenir ou pour être, simplement, ignorèes.  Nous avons ecoutèe seulment des mots vagues et nous avons attendu pour rien. Nous avons besoin d’action, de dignitè, de joie. Nous ne voulons pas simplement  resister et survivre.

Ont a tentè de nous nier, definir, plier, denouncer; nous sommes ètes en prison, nous sommes ètè esclaves, exilièes, violées, battues, brûlées, asphyxiées, enterrés et … maintenent nous sommes ennuyèes.

Desormais rien, même l’offre de sauver leur système en agonie , nous nous peut tenir.

Il  y a des siecles les femmes ont eu la responsabilitè sans le pouvoir et, au contraire, les hommes ont eu le pouvoir sans la responsabilitè.

Nous pouvons donner un equilibre, un avenir et une aide aux hommes qui sont disponibles a devenir nos freres.  Mais, en tout cas, avec les hommes ou sans les homes  nous continuons notre engagement.

Parce que nous somme les Anciennes, l’Etre neuf, les indigenes que sont venuèes et sont restèes. Nous somme la fille du Zambia, la grand-mere de la Birmanie, les femmes du Salvador, d’Afgahanistan, de la Finlande et de Fiji. Nous sommes la chanson de la baleine et de la foret tropical,  la vague noire de la mer qui monte, énorme, pour  briser en mille morceaux le verre du pouvoir. Nous sommes les femmes  perdues et méprisées qui, en pleurant, s’avançant dans la lumière.

Nous sommes tout ça. Nous sommes l’ intensitè et l’energiè. Nous sommes les peuples du monde qui parlent, qui ne peuvent plus ni attendre ni etre arêtèes.

Nous sommes suspendues à la veille du nouveau millénaire: derrière la ruine, aucune carte avant, le goût de la peur forte sur nos langues.. .Pourtant, nous allons faire le saut. Les exercices d’imagination est un acte créateur. L’acte de création est un exercice de volonté

Tout ceci il est politique. Il est possible.

Du pain. Du ciel clair. Du paix vrai. La  voix de la femme qui chante, en quelque part,  la mélodie que souffle de la fumée des incendies  rurales.

Rejetèe l’armée, la récolte est abondante. La blessure guérit, l’enfant désiré, le prisonnier libéré, honoré l’intégrité du corps, l’amant partagèe. Un talent magique pour trasformer les signes en signification. Un travail egale, juste et reconnu. Le plaisir dans le défi qui porte à résoudre ensemble  les problèmes. La main qui se lève seulement dans le salut. Les intérieurs – des coeurs, des maisons, des pays – ainsi solides et sûrs de rendre la sûreté des frontières superflue ,enfin. Et partout éclats de rire, sollicitude, fête, danses, contentement. Un paradis qui est  humble et  terrestre, maintenant.

Nous le rendrons réel, notre, disponible. Nous dessinerons la politique, l’histoire, la paix. Le miracle est prêt. Croyez-nous. Nous sommes les femme qui transformeront le monde.”

Pour l’adhesion  envoyez une e-mail a  monica.lanfranco@gmail.com

The reasons for a new edition of Punto G, ten years after in Genoa, June 2011

Ten years ago, on June 2001, in Genoa at San Giorgio Palace, the women network (who at that time joined the World March of Women) started the agenda of political events and rallies of Genoa Social Forum with an international meeting titled Punto G: gender and globalization – For an equal, democratic, fair, supporting and peaceful society of women and men, that ended with a demonstration in the centre of the city.

We decided to make it one month before the G8 summit – scheduled on July  2001- in order to have time to discuss about the issue of globalization and its effects on women’s life all over the world, and to look at the struggles against neoliberalism and its consequences on political and economic level through the lenses of gender.

More than 1000 women participated at Punto G, representing almost 140 national and international feminist groups, and voted for a Charter of Intent which if you read it now is surprisingly prophetical. It expressed concern for public spaces – guaranteed to all citizens by our Constitutions – that are getting increasingly limited; for the diffusion of sexism and racism; for the rising of religious fundamentalism; for the lowering of freedom about reproductive and sexual choices; for the pollution of the environment of our planet; for violence and sexual harassment in the family, at school and at work; for unequal and unfair economic policies; for the demolition of welfare; for forgotten wars; for the increasing militarism.

On the other side, it expressed an opposite vision of the world: it was for a different economy based on the satisfaction of needs and not on profit, on the recognition of the connection between the sphere of production and reproduction, on native as well as migrants workers rights; it made the case for a European citizenship based on residence and not nationality.

Referring to the1995 Beijing Women’s Conference, it stated that women would struggle so that the world was not for sale, as well as female body was no longer exploited, abused, violated, commodified,  and denied.

Today, after ten years, forecasts, fears and reasons expressed at that time are still valid and even more striking.

Seizing inspiration from our experiences along the past ten years, and also working together with men and women of other groups in a spirit of cooperation for the construction of a set of events, marked by the politics of change, hope and human rights, that from June to July 2011 will have place in Genoa,

we propose to realize together an international meeting like Punto G on June 2011 in Genoa.

We call for all women that have been keeping up the work and the commitment to the reasons of those days, as well as all women that weren’t in Genoa in 2001 but are still building parts of the different world we would want, with their everyday struggles and political practices .

We would like to meet each other again on June 2011 in Genoa, picking up ten years later the thread of Punto G, because we have been changed as well as by the following events, even by that meeting which gave us a great responsibility to build a better future also for who was not there.

For sign and conctat monica.lanfranco@gmail.com


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